|
Se
la guardia è impropria il medico è a
rischio
E' prassi pressoché
costante in buona parte delle aziende ospedaliere
di non stressare troppo il sistema organizzativo
interno dei vari reparti quando prevede orari di
lavoro oltre il normale turno di servizio, peraltro
senza riconoscimento economico delle ore lavorate
oltre il debito orario settimanale. Infatti, venuti
meno i vincoli delle precedenti normative sugli
orari di lavoro, si potrebbero invocare le recenti
norme di recepimento delle direttive comunitarie,
che però non hanno efficacia per i
dirigenti.
Viene spontanea una domanda: i
medici della dipendenza sono dirigenti? oppure
hanno funzioni dirigenziali o, ancora, possiedono
solo la qualifica di dirigente?
Va ricordato che il medico che
si avventura in sala operatoria per gli interventi
normali di routine dopo un turno notturno di
guardia oppure dopo una notte insonne per varie
chiamate dall'ospedale per reperibilità,
nella malaugurata ipotesi di insuccesso per
malpractice, può incorrere nei rigori della
legge per una condotta imprudente, che aggraverebbe
l'eventuale condotta imperita.
Diverso, invece, è il
caso del chirurgo che, entrato quasi a fine turno
di guardia in sala operatoria, si prolungasse oltre
il suo orario di lavoro per terminare l'intervento
d'urgenza iniziato, vigendo indubbiamente lo stato
di necessità. Non va infatti dimenticato che
la deprivazione di sonno può essere causa di
deconcentrazione.
Esistono dunque delle chiare
responsabilità degli organi che, con
funzioni dirigenziali, hanno obbligo di vigilanza
organizzativa (direttore sanitario, direttore di
compartimento, direttore di struttura complessa). E
proprio nell'ambito del dovere della vigilanza
organizzativa, incominciano a emergere
riconoscimenti di responsabilità anche
là dove nell'esasperata ricerca dei risparmi
di spesa, per carenze di organici ridotti oltre gli
effettivi bisogni, si dispongono le guardie
intercompartimentali o interdivisionali, con
specialisti di diverse branche che difficilmente si
integrano, per dare sicurezza e affidabilità
nelle prestazioni d'urgenza (dove appunto è
richiesta in situazioni contingenti una massima
competenza) su pazienti di un'altra disciplina.
L'attuale medicina, uscendo
dall'ottica del medico globale, è andata
giustamente verso la superspecialità per
garantire prestazioni mirate e più efficaci.
Come può, infatti, un oculista provvedere
con competenza, ad esempio, alle urgenze del malato
ortopedico o un fisiatra curare in reparto
nefrologico le urgenze metaboliche in pazienti
spesso ricoverati con più comorbilità
o un angiologo in reparto internistico?
Eppure il medico comandato a
guardie interdivisionali non può rifiutare
il rispetto dei turni imposti, tuttavia può
segnalare al proprio direttore di struttura e alla
direzione sanitaria come i compiti affidatigli
siano lontani dalla propria specialità
venendo meno quindi un affidamento di gestione
competente. La segnalazione scaricherebbe pertanto
la responsabilità in caso di assistenza
imperfetta che, seppur diligente, non sia stata
efficace e mirata per il diverso bagaglio di
cultura specialistica e quindi impropria nello
specifico intervento in cui è stato
chiamato. Le guardie interdivisionali sono a loro
volta l'espressione di un'organizzazione di
servizio che, rivolta all'ottimizzazione delle
risorse, guarda solo al risparmio economico ma
trascura l'assicurazione di un servizio valido. La
segnalazione scarica dunque molte
responsabilità del medico e le relative
conseguenze, che il giudice non potrà
ignorare. Ricordiamo, infine l'episodio emblemativo
di quell'anestesista che, rimasto solo in ospedale,
doveva espletare non solo il normale lavoro, ma
anche le reperibilità, rimanendo
nell'impossibilità non solo a godere delle
ferie, ma anche del riposo settimanale. Denunciata
all'amministrazione l'impossibilità al
recupero psico-fisico e conseguentemente caricando
l'amministrazione di ogni eventuale
responsabilità, subito vennero assunti altri
tre anestesisti.
|